La lettura del testo di Maria Luisa Palombo "Nuovi ventri. Corpi elettronici e disordini architettonici" (Testo e Immagine, Torino 2001) mi ha permesso di dare nuovi significati all'allestimento. La riconsiderazione globale investe l'aspetto concettuale piuttosto che quello formale, che rimane pressocchè invariato. Il testo introduce il corpo umano e il suo ruolo centrale all'interno dei diversi paesaggi mentali che nel corso della storia hanno accompagnato gli architetti. Sicuramente, da un punto di vista critico-storico, questo tipo di allestimento, almeno nei significati, può essere considerato vicino alle teorie del Bauhaus. In particolar modo riguardo l'aspetto performativo che "Ricomincio da me" ha la pretesa di esprimere nella sua totalità.
La performance è una creazione prettamente contemporanea, ma le performance del Bauhaus hanno la particolarità della creazione di un corpo bio-meccanico che si fa esploratore del nuovo spazio meccanico. Il corpo, nelle ingegnose soluzioni scenografiche di Oskar Schlemmer, è un corpo esteso nello spazio, un corpo dove costume e scenografia si confondono : sono corpi-marionette, costumi di scena meccanizzati, dove si realizza la coniugazione di forme geometriche e anatomiche. Il corpo esteso nello spazio esterno, così come il vetro in architettura rappresentava con la sua trasparenza l'elemento catalizzatore del nuovo paesaggio mentale industriale, una superficie che più che dividere, apre lo spazio interno al mondo e alla sua variabilità (atmosferica, paesaggistica ecc), creando la premessa per un'architettura proiettata verso la flessibilità delle forme organiche, per un'architettura che attraverso le possibilità dell'elettronica tende a farsi corpo.
"Ricomincio da me" non vuole avere la pretesa di essere una architettura che ha al suo interno, nei suoi processi costitutivi, la variabilità e la flessibilità delle forme organiche, non ha la forza per essere una architettura che diventi attiva e capace di interagire con le sollecitazioni ambientali, ma si pone in maniera intermedia, in quanto anche qui prende forma una estensione (proiezione) del corpo nello spazio (non garantita da protesi meccaniche ma grazie all'uso di telecamere e schermi), nel dichiarato intento di potersi ergere quantomeno a strumento per il racconto della soggettività di ognuno.

Altro elemento di osservazione nei confronti di questo allestimento deriva direttamente da uno dei "punti fissi" attorno ai quali ruota parte della ricerca architettonica contemporanea : lo sradicamento, tendenza alla mobilità, alla temporaneità e alla precarietà. Appunto uno dei dati caratterizzanti la contemporaneità è che oggi la città si mostra con un carattere labirintico, dovuto al mutare continuo del movimento delle persone, delle cose, degli equilibri. Ora lo spazio non viene più pensato per essere abitato ma per essere percorso e attraversato. Si perfeziona la progettazione dei luoghi adibiti alla sosta, allo scambio, all'incontro : i "nodi", luoghi di irrequiete esistenze in viaggio. L'architettura risponde a questo nomadismo del corpo collocandosi in una condizione liminare, dove poter scomporre e smontare a piacimento, perdendo le certezze della tradizione del costruire. Rappresentante sperimentale di queste teorie è Toyo Ito, che incarna pienamente la problematica del nomadismo attraverso PAO2, installazione dove la casa è una tenda che è anche guscio da portare con sè in giro per il mondo in un viaggio comune di corpo e architettura.
"Ricomincio da me" ha nel suo carattere strutturante l'idea di prestarsi come strumento per la creazione di uno scenario urbano nuovo, dove l'uomo sia fattore interagente e decisionale, in un punto di notevole e significativo passaggio come piazzale della Marina: la progettazione legata alla realizzazione di spazi per la sosta e per l'incontro, di quei "nodi" in cui nella quotidianeità della nostra vita spendiamo gran parte delle ore della giornata e dove potremo cominciare a lasciare una piccola parte di noi, un nostro personale contributo.

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