

Lo scudetto per un fischio
"Nel momento che la palla entrava dentro abbiamo sentito questo fischio" (da "Sfide", rai3, di venerdì 25 marzo 2005).
Sono le parole di Francesco "Ciccio" Graziani, ex attaccante della Fiorentina e della Nazionale. Sta facendo riferimento al fischio dell'arbitro Mattei in Cagliari-Fiorentina, ultima giornata del campionato di calcio 81-82. Quel fischio poteva valere uno scudetto. E forse qualcosa di più.
"Il sapore della vittoria non è uguale per tutti. Ci sono squadre per cui vincere è quasi un obbligo, lo impone la loro storia e se l'aspettano i dirigenti. Per altre invece lo scudetto è il sogno di un'intera vita sportiva e quando arriva l'anno magico in cui tutto finalmente sembra possibile può succedere che il destino lasci tutto in sospeso e scelga l'ultima giornata per dichiarare le proprie intenzioni".Nell'anno di grazia 1982, Fiorentina e Juventus si contendono il campionato, in un entusiasmante testa a testa che le trova appaiate a pari punti in cima alla classifica a soli 90 minuti dalla fine. E' domenica 16 maggio quando la Juventus scende a Catanzaro, mentre la Fiorentina sbarca a Cagliari. La radio segue in diretta i due incontri raccontandoli attraverso le caratteristiche voci di Sandro Ciotti e Enrico Ameri, cronisti ante litteram, abili nel palleggiarsi la linea in un serrato ping pong che non ha precedenti nella storia del calcio italiano e che tiene incollati all'apparecchio milioni di ascoltatori. Le partite hanno inizio ma sin da subito si nota un grande nervosismo in campo, le gambe dei protagonisti sono come imballate, poche le occasioni da rete. Il primo tempo si chiude con il punteggio inchiodato sullo 0-0 in entrambi gli incontri. Nel secondo tempo tutto precipita.
E' il minuto numero 59 quando a Cagliari il capitano della Fiorentina Antognoni sta battendo un calcio d'angolo: sul pallone spiovente in area si precipitano Corti e Lamagni, portiere e difensore del Cagliari e Bertoni, attaccante viola. I tre saltano contemporaneamente e il portiere, proteso in alto con il pugno, non riesce a centrare il pallone che cade nei pressi di Graziani il quale, lesto come non mai, non esita a depositarlo in rete con il più comodo degli appoggi.
E' gol.
Firenze tutta esulta. Lo scudetto è vicino, Il sogno di riportare il tricolore in terra toscana sta divenendo realtà, nella mente di ogni tifoso viola si materializza in un attimo quella vittoria attesa da anni, quella vittoria che sa finalmente di rivincita nei confronti di tutto e di tutti, quella vittoria da nessuno pronosticata e da molti paragonata al mitico successo del ragazzetto sfrontato abile e furbo, Davide, la Fiorentina, contro il gigante arrogante presuntuoso e goffo, Golia, la Juventus.
E invece ...
Invece l'arbitro Mattei fischia. Immediatamente, inesorabilmente. Il gol viene annullato per un presunto fallo sul portiere. I giocatori viola si guardano sbigottiti, protestano vivacemente mani nei capelli, con forza, con incredulità. La tensione è a mille, la posta in palio è molto grande. Niente da fare. L'arbitro non si smuove di un millimetro. La partita riprende con un nulla di fatto e la Fiorentina non riuscirà più a impensierire la difesa cagliaritana. A Catanzaro invece, dopo pochi minuti, un altro fischio decreta un rigore a favore della Juventus: è il minuto numero 75 quando Brady realizza il gol che deciderà il campionato.
Da la "Gazzetta dello sport" di Lunedì 17 maggio 1982 :
"Un brivido, poi il trionfo. Prima che la Juve segnasse al 75° con Brady l'ineccepibile rigore dello scudetto, c'è stato un discusso intervento di Brio su Borghi in area bianconera".In un precipitare di eventi in sequenza, un fischio annullò un gol alla Fiorentina, un non-fischio non diede un rigore al Catanzaro, un altro fischio assegnò un rigore alla Juventus. Lacrime, sudore, fatica, interessi, competizione, amarezza, rabbia, sconcerto, incredulità, tensione, impegno, lavoro ... queste le componenti che il pomeriggio del 16 maggio 1982 hanno ruotato nel breve volgersi di pochi secondi intorno a un solo, misero, insulso, piccolo, corto, veloce, decisivo atto : un fischio. Sono passati più di vent'anni e di amarezze, noi popolo viola, ne abbiamo vissute molte altre ancora, culminate con la morte, sportiva, del nostro glorioso club, il 1 agosto 2002. In quei giorni tristi e disgraziati davanti ai miei occhi sono passate tante immagini, tanti colori, tante facce, tanti stadi. E quando ci hanno fatto rinascere in un torneo di serie c2 giocato su campetti con spalti di tubi innocenti e poche decine di tifosi al seguito, quando il pallone è tornato a rotolare sull'erba, beh ... allora ho potuto riassaporare tutto quello che mi era stato tolto, i gol, la curva, i fumogeni, i cori, la maglia viola, le linee di gesso, la rete della porta e .......
.... e il gusto del fischio dell'arbitro, quest'uomo sempre solo, solo contro tutti, in prima linea col suo piccolo compagno di metallo in bocca, quel fido compagno che racchiude al suo interno una pallina e che ha due fessure, una per far entrare l'aria e l'altra per farla uscire. Quando l'aria entra la pallina comincia rapidamente a muoversi e contribuisce a produrre, con una veloce vibrazione contro le pareti interne del suo contenitore, l'inconfondibile suono, il fischio, per l'appunto.Ogni tanto ripenso a quel 16 maggio, mi chiedo quanto ha significato quel fischio, quanto valore ha avuto alla luce di come la storia si è poi evoluta. Penso a come sarebbe stato tutto diverso se avessimo vinto lo scudetto del 1982, penso cosa avrebbe potuto dire per Firenze vincerlo in quegli anni, cosa avrebbe rappresentato negli anni a venire, come lo si vedrebbe oggi. Mi chiedo allora se mai avremo avuto un Cecchi Gori, se mai saremo potuti capitare nell mani di un soggetto dalle illimitate risorse, dalle illimitate manie di grandezza, dalle illimitate abilità imprenditoriali, dalle illimitate televisioni private, dalle illimitate capienze nasali, dalle illimitate teorie persecutorie, dalle illimitate protuberanze in testa. Ci ripenso spesso, prima di andare a dormire e sogno ...
Sogno di entrare in quel fischietto e avvolgere la pallina col mio corpo proprio nel momento in cui l'arbitro fischia: riesco ad attutirne la vibrazione, si muove rapidamente insieme a me ma non produce alcun tipo di suono. Allora l'arbitro riprova con tutta l'aria che ha nei polmoni: ricomincio a rotolare insieme alla pallina sbattendo furiosamente contro le pareti metalliche, ma riesco ancora nel mio silenzioso intento. A questo punto, dolorante di fatica e incredulo del mio potere fonoassorbente, vedo l'arbitro agitare nervosamente in aria il fischietto e avvicinarlo a sè : è goffamente proteso con l'occhio semichiuso per scrutarne l'interno, è disperato e quasi rassegnato e sono orgoglioso del mio sacrificio anche perchè a tratti riesco a scorgere i giocatori in maglia viola correre verso il manipolo di tifosi fiorentini presenti a Cagliari esultando felici. Ma l'arbitro non demorde e continua la sua personale battaglia col piccolo fischietto sordo, lo sbatte a terra e ci salta sopra, e io sono ancora lì dentro, tengo stretta la pallina e non mollo, anzi ritrovo nuove forze perchè ora riesco a vedere nitidamente Antognoni, Pecci, Graziani, Bertoni, Massaro, Galli, Galbiati e Vierchowod abbracciarsi e creare con le loro maglie unite una macchia viola che acceca gli occhi dei presenti. Anche l'arbitro rimane colpito da quella macchia e lo vedo fermarsi all'improvviso, riporre il fischietto in tasca, chiederne un altro e indicare la linea di centrocampo per la ripresa del gioco: per questa volta anche la Fiorentina può meritarsi uno scudetto. Mentre torna verso la metà campo lo vedo pensieroso, starà evidentemente ripensando a quella fiammante Fiat 128 sport (da 0 a 100 in 8 secondi netti) che gli era stata promessa in cambio di quel fischio. Ma è solo un attimo perchè subito riprende il controllo: oggi ha deciso che Firenze può vincere, perchè riesce a condividerne la sua solitudine, la vede sola, contro tutti, come sempre è stata e sempre sarà, un pò come gli arbitri, un pò come lui, destino comune. E quasi non gli dispiace affatto di dover tirare avanti con la sua vecchia Simca tre porte. Anzi gli viene in mente che forse è arrivata l'ora di andare da Ferruccio il carburatorista e installare quell'impiantino a gas con cui finalmente potrà ...
CONCEPT |
PROLUSIONE |