La via dei simboli

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Commento

"Utzon è un architetto interessato all'uomo nelle sue diverse manifestazioni sociali (...) quando deve fare la nuova sala di concerti di Sidney capisce che deve essere il simbolo di un continente."

Seguendo il programma "La storia siamo noi", produzione Rai educational, direttore Giovanni Minoli, in onda su Rai3, ho potuto verificare, in maniera assolutamente casuale, come ci possa essere un ulteriore fattore che portò Utzon alla costruzione della Sidney Opera House. Un fattore propriamente storico- politico, che forse si allaccia al fattore in cui si vedeva Utzon come architetto "interessato all'uomo nelle sue diverse manifestazioni sociali".
Nel programma suddetto, si fa rifermento all situazione dell'Australia all'inizio della seconda guerra mondiale e al luogo comune molto in voga nell'Europa occidentale, che vede i soldati Australiani e Neozelandesi come tra i più duri combattenti mai visti sui campi di battaglia.
Scoperta all'inizio del 17° secolo, l'Australia divenne colonia britannica due secoli dopo e fu usata dalla madrepatria, in principio, come colonia di deportazione penale. Nel corso degli anni si crearono i primi insediamenti di coloni liberi, per lo più coltivatori (settlers) o allevatori (squatters). Il vero boom di immigrazione ci fu solo con la scoperta dei giacimenti auriferi, avvenuta nel 1851. La Federazione Australiana nacque nei primi anni del 20° secolo, come difesa dal pericoloso espansionismo tedesco nel sud del Pacifico, ma forte rimase il legame con la Gran Bretagna. La prima guerra mondiale vide infatti l'Australia al fianco della Gran Bretagna, ma l'occupazione delle isole Caroline, Marianne e Marshall da parte del Giappone la avvicinò agli Stati Uniti.
Il declino del legame con la Gran Bretagna nasce dalla occupazione giapponese dell'Indonesia, nel 1942. Lo stesso Churchill vedeva in maniera preoccupata questa avanzata nipponica. In effetti, solo 4 giorni dopo i giapponesi bombardarono le coste Australiane, provocando numerose vittime e parecchi danni alla flotta navale, senza che gli inglesi inviassero alcun contingente in aiuto.
Gli australiani, sentitisi abbandonati dalla Gran Bretagna, si allearono con gli Stati Uniti i quali immediatamente mandarono truppe a difesa dell'Australia, che in cambiò mise a disposizione i suoi corpi speciali a fianco degli statunitensi nelle avanzate in Europa.
Questa alleanza, che sancì il termine dei legami, oramai solo di discendenza, con la Gran Bretagna, vide l'Australia di fronte alla possibilità di potersi ergere come stato indipendente a tutti gli effetti.
Il luogo comune, poi, di considerare i soldati australiani e neozelandesi come tra i più duri combattenti tra quelli che presero parte alla seconda guerra mondiale, fece crescere ancor più il desiderio di sentirsi parte di una collettività finalmente indipendente e pronta ad affrontare la vita politica ed economica mondiale con assolutà libertà d'azione.
Ecco quindi, forse, un altro motivo per cui Utzon, partendo dal desiderio di definitivo taglio del "cordone ombelicale" che legava la popolazione australiana alla Gran Bretagna, decise di fare della Sidney Opera House un simbolo in cui,

" Vi si riconosco gli abitanti, i visitatori, la città, il continente. (...) È un monumento di una collettività che guarda al resto del mondo e che al domani si proietta con slancio."

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