Nuova soggettività. L'architettura tra comunicazione e informazione

http://architettura.supereva.it/coffeebreak/20040718/index.htm

 

Commento

"Oggi tutto il mondo va a Bilbao come se dovesse compiere un pellegrinaggio".

E' morto il papa. E' morto Giovanni Paolo II. Patetico e opportunista, in chiave elettorale, il disgustoso teatrino mediatico tirato su ad arte da biechi giornalisti, spesso mediocri strumenti di politici arrivisti abili a sfruttare l'occasione per ottenere un minimo di visibilità. Ma questo è un altro discorso.
Clamoroso e fuori dall'immaginabile l'incredibile risposta popolare, nella veglia, la notte della sua morte, la mattina di domenica in Piazza San Pietro. Migliaia di persone, di ogni età, di ogni estrazione sociale, di ogni nazione, un fiume in piena lungo via della Conciliazione, come nei concerti rock.

Oggi tutto il mondo va a Piazza San Pietro in (come se dovesse compiere un) pellegrinaggio.
Oggi tutto il mondo va a Piazza San Pietro a salutare un "simbolo" che se ne va.

Sento parlare questa gente e racconta di essere rimasta orfana di un padre, di sentirsi persa nella strada della vita, di non avere più una guida, spirituale ma anche concreta, reale, carismatica. Allora mi guardo in giro anche io, mi frugo nelle tasche e di simboli viventi ne vedo ben pochi. Se ne stanno andando via tutti, o se ne sono già andati.

"Nel 1997 è diventato per la prima volta evidente a tutti che l'architettura aveva riacquistato in pieno il suo valore di comunicazione pubblica."

Forse Bilbao si è inserita in un momento storico particolare. Un momento storico di "crisi", crisi di identità, crisi esistenziale, crisi di valori. Un pò come la Sidney Opera House dopo la terribile seconda guerra mondiale, pronta a raccontare al mondo intero la presenza di una nuova (e alternativa) potenza politico-economica come l'Australia, così Bilbao dopo il crollo del muro di Berlino, abile nel cogliere il testimone sulla "via dei simboli".
Quei simboli che l'architettura sta rispolverando proprio perchè i totalitarismi hanno fallito (per dirla come la direbbe il nostro amato premier, che ha molto a cuore la faccenda, proprio perchè sta mettendo in atto un disumano tentativo di distogliere l'attenzione dal suo, personale e subdolo, totalitarismo, di cui speriamo un giorno la storia faccia cenno), mentre altri viventi modelli, per ultimo il papa, stanno scomparendo.

Allora pensieroso e un pò confuso metto in mezzo questo traversone: è un nostro bisogno inconscio cercare dei simboli nell'architettura? Forse tendiamo a dare dei significati aggiunti a una costruzione proprio perchè è sicuramente più duratura di una esistenza umana? Non è che forse stiamo cercando solo un appiglio?

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