Theme formation

In occasione della prova finale del corso, si è optato per la partecipazione al concorso dal titolo "Talking cities" organizzato da urban drift presso gli stabilimenti dello Zeche Zollverein a Essen in Germania.

Dopo la formazione di vari gruppi, come primo passo c'è stato un approccio di tipo conoscitivo intorno alle diverse tematiche e implicazioni inerenti al concorso.

Il mio gruppo, Body on the net (Becherucci-Campolungo) si è occupato di sviluppare una ricerca sul padiglione espositivo tedesco all'ultima biennale di Venezia, dal titolo Deutschlandscape, organizzato dallo stesso movimento organizzatore del concorso Talking cities.

Questo è il risultato della nostra ricerca.

 

DEUTSCHLANDSCAPE - EPICENTRES AT THE PERIPHERY

DEUTSCHLANDSCAPE presenta una selezione di 38 progetti architettonici costruiti in Germania ta il 2000 e il 2004. E' un panorama fotografico lungo 90 metri, un collage di interventi nella periferia urbana che evidenzia come l'uscire dai centri storici offra più libertà alla sperimentazione architettonica. L'attenzione puntata sulla fotografia, consente un'interazione tra realtà e finzione, nonostante i progetti siano incorporati nel loro contesto tematico. I progetti dell' esposizione costituiscono un'affermazione collettiva, espressa attraverso le video interviste ad approfondimento dei temi collocate nello spazio centrale del padiglione. I posti a sedere decorati con citazioni dei protagonisti, invitano lo spettatore a prendere parte al dibattito e a leggere con attenzione il catalogo.

 

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CAAD 2005
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Concept

(Traduzione del concept pubblicato sulla home page del sito ufficiale: http://www.deutschlandschaft.de/100_e.htm# )

Il panorama attuale mostra un deliberato desiderio a spostarsi dai centri urbani metropolitani il più possibile verso aree periferiche. D. è un assemblaggio, D. è una soluzione ibrida che intende fornire una variabile struttura per una eterogenea selezione di progetti architettonici che si impegnano a riattivare spazi senza disordine urbano, sobborghi e zone deindustrializzate. Questi sono spazi residuali, molto spesso sovraffollati, gli amorfi "in-between" spazi che si sottraggono alla descrizione, o quelli che sono sopravvissuti alla loro vecchia utilità.

L'ambivalenza estetica del diffuso paesaggio urbano periferico, con i suoi magazzini, centri commerciali e zone di lavoro costellate di case popolari è tale che gli architetti raramente lasciano qui la loro impronta e ancora la vera banalità di tale cambiamento architettonico diviene, con il D, la base per un intervento architettonico e una trasformazione. I progetti mostrati assieme al D. tendono ad aprire un ampio discorso, focalizzato sul piatto panorama delle perfierie urbane e delle città provinciali. In questo senso, il punto centrale del D. affronta un malessere, che è lo stesso sentito in Europa. Come influenzare questo sempre più allargato e indistinto territorio, e in che modo può l'architettura lavorare a questo incarico?

La periferia quindi diventa identificabile non semplicemente come un posto ma anche come una condizione e provvede un fertile terreno per un'architettura all'avanguardia preparando un confronto per queste aree problematiche. Epicentri alla periferia rappresenta punti focali dell'architettura. Questi riconoscono che è possibile generare cambiamenti di paradigma somministrando l'architettura in dosi omeopatiche in aree apparentemente difficili da cambiare. Questi dimostrano come le periferie urbane divengano campi significativi delle sperimentazioni architettoniche.

Con una autoriflessione ironica, le norme architettoniche e le tipologie convenzionali sono riviste e garantiscono un nuovo cambiamento estetico. I progetti della giovane e critica generazione di architetti tedeschi rivelano un alto e innovativo uso di nuovi materiali, generano sobborghi prefabbricati temporanei e un'architettura mobile e alterano "l'usuale" con la possibilità di creare soluzioni che siano sia provocative che enigmatiche. Le strutture esistenti sono “impiantate” con nuove funzioni, creando surreali sovrapposizioni e architetture che influenzano profondamente il territorio circostante, a dispetto della loro piccola e moderata scala. La principale strategia architettonica qui, tende verso la micropolitica, incorporando il quotidiano o appropriando e rielaborando ciò che già esiste. Scartando gli estetismi elitari, e prendendone i rischi, l'architettura mostrata rappresenta lo spirito di invenzione all'interno di una professione assediata da vincoli economici.